Essere o non essere?

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Abbiamo già detto che al giorno d’oggi se una cosa non esiste su Google non esiste. E questo vale per brand, prodotti, ma anche persone. Quindi in un certo senso è vero che è necessario esserci. Però esserci e basta, non basta.
Per esserci, ed esserci in un modo rilevante, dobbiamo anche e soprattutto essere.

Ti stai chiedendo come si fa ad “essere” e non esserci e basta?
La risposta è molto semplice: attraverso la costruzione dell’identità, attraverso la trasformazione del proprio marchio in una marca.

Gaetano Grizzanti, autore del libro Brand identikit (che consiglio di leggere a tutti), spiega benissimo perché è necessario trasformare un marchio in una marca, e quali sono le differenze tra branding, marchio, brand/marca e brand identity.
Il branding, oltre che disciplina preposta alla creazione e costituzione di un brand, rappresenta un approccio di business al mercato, basato non solo su una strategia legata al prodotto ma orientata a vendere una marca.
Con brand/marca si intende una entità concettuale che, presidiando il territorio mentale di un individuo, evoca un insieme di valori predefiniti, definendo il posizionamento sul mercato.
Il marchio è l’insieme degli elementi connotativi (testuali e visuali) che compongono il codice interlinguistico della marca. Il marchio è anche l’entità legale.
Con brand identity s’intende l’insieme dei codici visuali, testuali, verbali, sonori, olfattivi e tattili che, coerentemente con gli obiettivi strategici, hanno il compito di rendere riconoscibile l’emittente e di costruire una memorizzazione differenziante.

Il brand rappresenta la vera arma attraverso la quale possiamo costruire una proposta unica e impossibile da duplicare.
Il brand ci permette di distinguerci in un mercato che pullula di concorrenti, e fa si che, attraverso la generazione di una buona reputazione, si crei una fidelizzazione con i clienti.
Il band è l’insieme dei motivi che portano un cliente a scegliere il nostro prodotto o servizio, e sebbene la qualità sia un aspetto ovviamente fondamentale non può più essere la leva di business. Questo non significa che la qualità del prodotto è un aspetto secondario, ma soltanto che, in un mercato ricco di concorrenti, la qualità da sola non basta per sopravvivere. Perché non siamo gli unici sul mercato attenti alla qualità dei nostri prodotti (anche se spesso pensiamo di si). Quindi è necessario fare qualcosa in più per far si che un cliente scelga noi piuttosto che qualcun altro. A parità di qualità di prodotto infatti è la marca a fare la differenza.

Per avere successo, oltre ad avere prodotti di qualità, occorre essere riconoscibili.

© immagini illustrate di Gipi

Matteo Mannucci

Informatico Umanista

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