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L’automazione
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Per automazione si intende l’esecuzione da parte di una macchina di una funzione che era stata precedentemente svolta da un essere umano.

Tutta la tecnologa ha a che fare con il trasferimento di funzioni, ad es: la sveglia, oppure il bancomat, entrambi sostituiscono la funzione svolta da un’altra persona. Un tempo persino l’accensione dell’auto era delegata a una persona esterna, infatti esisteva una manovella da girare, ormai siamo abituati a un concetto di automazione pervasiva, come ad esempio per gli aggiornamenti automatici delle nostre app o dei software con cui lavoriamo.

L’automazione si sposta lungo un continuum costituito da due estremi, da una parte c’è il controllo totale dell’individuo, dall’altro il controllo totale della macchina.

La scala LOA (Level of Automation)

Diversi livelli di automazione sono rappresentati dalla scala LOA (Level of Automation) sulla base di:

  • chi (comanda)
  • quanto (comanda)
  • quando (comanda)

Nel 1978 Sheridan e Verplank elaborano una scala dei livelli di automazione che possiamo immaginare, ha un valore puramente descrittivo, teorico, hanno identificato 10 livelli:

  1. Livello 1: la macchina non offre assistenza, l’operatore prende il controllo (livello manuale)
  2. Livello 2: la macchina offre una serie di alternative per decisione e azione (es: finestre di dialogo per aggiornamenti software)
  3. Livello 3: la macchina restringe la selezione a pochi elementi (es: aggiornamenti necessari)
  4. Livello 4: la macchina suggerisce un’alternativa (es: scegli questo elemento da installare)
  5. Livello 5: la macchina esegue il suggerimento se l’operatore approva
  6. Livello 6: la macchina permette all’operatore un tempo limitato per vietare l’esecuzione automatica
  7. Livello 7: la macchina esegue l’operazione e poi avvisa l’operatore (es: aggiornamenti scaricati e installati)
  8. Livello 8: la macchina informa l’operatore solo se l’operatore lo richiede
  9. Livello 9: la macchina informa l’essere umano solo se decide di farlo
  10. Livello 10: la macchina è completamente autonoma e ignora l’essere umano (es: Mars Rover, oppure rover che entrano all’interno di macerie)

L’elaborazione dell’informazione a l’automazione

La scala di Sheridan e Verplank è utile solo a livello descrittivo, in quanto non tutti i sistemi automatici si comportano allo stesso modo, questo significa che non fornisce un livello di specificazione sufficiente per fare delle previsioni su come funzionerà una tecnologia. Possiamo dire che comunque tutte le scale in genere sono descrittive, il problema è tenere in considerazione che automatizzare un processo non equivale ad automatizzare un altro processo.

Parasuraman, Sheridan e Wickens, in un lavoro del 2000, suggeriscono di considerare lo stato di elaborazione dell’informazione al quale la funzione di automatizzare fa riferimento.

Generalmente facciamo riferimento a quattro stadi del processo di elaborazione dell’informazione:

  • Acquisizione: acquisire informazioni attraverso i sensi
  • Analisi: coinvolgimento delle funzioni cognitive come memoria di lavoro e processi inferenziali
  • Decisione: coinvolgimento dei processi di selezione tra un insieme di alternative
  • Azione: esecuzione dell’azione scelta dalla fase precedente

L’automazione si può inserire in uno o in più stadi del processo di elaborazione dell’informazione, tale livello di automazione può essere alto (Livello 10 della scala di Sheridan e Verplank) oppure basso (Livello 1); quindi o completamente automatico o manuale.

Ricordiamo che l’uomo funziona sempre da garanzia alla gestione del sistema automatico, soprattutto in presenza di condizioni emergenziali. Inoltre ci sono dei costi relativi all’automazione, non soltanto economici, anche a livello di errori che si generano proprio dai sistemi di automazione che richiedono nuovo lavoro di tipo cognitivo che fanno emergere nuove tipologie di errore (paradosso dell’automazione).

In condizioni di controllo automatico gli operatori sono meno abili nel rivelare gli eventuali fallimenti dell’automazione rispetto al controllo manuale.

Esistono poi alcuni sistemi automatici che richiedono l’impiego dell’autore raramente, tali sistemi comportano un’estrema fiducia nella tecnologia che può determinare importanti effetti collaterali.

L’effetto di complacency, l’autocompiacimento dell’operatore, si traduce nell’assunzione ingiustificata che lo stato del sistema sia soddisfacente, un esempio è la fiducia assoluta che mostriamo nei confronti del navigatore in auto anche se ci fa sbagliare strada.

La complacency si può diagnosticare con tre misure:

  • errori che si commettono
  • tempo di reazione
  • numero di falsi allarmi

Tre misura che danno informazione sullo stato di funzionamento del sistema e dell’interazione tra individuo e la tecnologia.

Pubblicato
11 Gennaio 2023
Matteo Mannucci
Matteo Mannucci
Owner MaMaStudiOs
Digital Designer, Full Stack Web Developer,
Dr. Informatica umanistica, Dr. Discipline Psicosociali, Poeta
Adoro la montagna dove mi piace trascorrere il mio tempo libero, facendo passeggiate
o correndo nei boschi, per seguire o tracciare nuovi percorsi

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